Il problema dei tre Coppi
Con Il problema dei tre Coppi, Luc Blondel firma una graphic novel che sembra nascere da un cortocircuito mentale tra la storia dello sport italiano e la fantascienza più elegante. Il risultato è un’opera che non si limita a giocare con l’assurdo, ma lo trasforma in un dispositivo narrativo capace di interrogare il mito, la […]

Con Il problema dei tre Coppi, Luc Blondel firma una graphic novel che sembra nascere da un cortocircuito mentale tra la storia dello sport italiano e la fantascienza più elegante. Il risultato è un’opera che non si limita a giocare con l’assurdo, ma lo trasforma in un dispositivo narrativo capace di interrogare il mito, la memoria e l’identità. Blondel parte da un’intuizione che, sulla carta, potrebbe sembrare una boutade: Fausto Coppi, nel pieno della sua carriera, scompare in un varco spazio‑temporale e riemerge in mezzo alla stessa tappa del Giro d’Italia… solo per essere superato da sé stesso. E poi ancora da sé stesso. Tre Coppi, tre linee temporali, un solo mito che si frantuma e si moltiplica.
Ciò che sorprende è come Blondel riesca a trattare questo paradosso con una serietà narrativa che non soffoca mai la componente ludica. La presenza simultanea dei tre Coppi non è un espediente comico, né un semplice gioco meta‑sportivo: è una crisi ontologica. Il Coppi “originale” — ammesso che abbia ancora senso usare questa parola — si trova improvvisamente costretto a confrontarsi con versioni di sé che lo superano, lo anticipano, lo contraddicono. La competizione, che per Coppi è sempre stata un fatto esterno, diventa improvvisamente un conflitto interiore reso carne, sudore e pedali. Blondel costruisce così una riflessione sottile sul tema dell’autosuperamento, ma anche sulla fragilità del mito quando viene duplicato, replicato, messo in discussione dalla sua stessa immagine.

L’autore dimostra una padronanza rara nel trattare la figura di Coppi non come un semplice personaggio storico, ma come un archetipo. Il Coppi di Blondel non è solo l’Airone, il campione, il simbolo di un’Italia che voleva rialzarsi: è un’idea di perfezione che, nel momento in cui si moltiplica, rivela le proprie crepe. La domanda che attraversa il libro — chi è il vero Coppi? — non è mai posta in modo esplicito, e proprio per questo risuona con maggiore forza. Blondel sembra suggerire che il mito non è mai uno, ma una stratificazione di narrazioni, di memorie, di proiezioni collettive. E quando queste narrazioni si incarnano in tre corpi distinti, la tensione diventa inevitabile.
Dal punto di vista grafico, l’opera si muove con una sicurezza sorprendente. Le tavole alternano momenti di realismo quasi documentario — le salite, le curve, il pubblico assiepato lungo le strade — a improvvise aperture visionarie, in cui il varco spazio‑temporale e le sue conseguenze vengono rappresentati con una palette cromatica che sfiora l’allucinazione. Blondel dimostra di conoscere profondamente l’iconografia del ciclismo eroico, ma anche di saperla deformare senza mai tradirla. La sua luce è quella delle foto d’epoca, ma filtrata attraverso un immaginario sci‑fi che non cerca mai l’effetto speciale fine a sé stesso. È un equilibrio delicato, che molti autori avrebbero risolto con un eccesso di ironia o di estetizzazione; Blondel invece mantiene sempre un tono sospeso, quasi elegiaco, come se il paradosso temporale fosse solo un modo per parlare di qualcosa di più intimo e universale.
Dal punto di vista stilistico, quello che colpisce subito è la linea chiara, pulita, essenziale, che rimanda direttamente a Pratt. Non è una linea rigida: è una linea che respira, che lascia spazio al bianco, che non teme il vuoto. Blondel eredita da Pratt non solo la sintesi grafica, ma anche quella capacità di far parlare il silenzio, di costruire un volto con tre tratti e un’ombra, di rendere un’emozione con un’inclinazione minima del sopracciglio. Nella tavola che hai mostrato, questo è evidente nei ritratti laterali: la “détermination”, la “confusion”, la “résignation” sono tutte emozioni prattiane, asciutte, quasi zen.

Tensione e introspezione in “Il problema dei tre Coppi”
Ma poi c’è l’altra metà del suo DNA: Moebius. La si vede nella cura quasi ossessiva per i dettagli tecnici — il telaio della Bianchi, le mani sul manubrio, la muscolatura delle gambe — ma soprattutto nella sensazione di sospensione, di realtà che sfuma verso qualcos’altro. Moebius è presente nella leggerezza del tratto, nella luminosità delle superfici, nella capacità di rendere il corpo umano come qualcosa di insieme concreto e metafisico. Il Coppi di Blondel non è solo un ciclista: è un corpo che attraversa il tempo, un’icona che si moltiplica, un simbolo che si incrina. E questo è profondamente moebiusiano.
Blondel riesce in qualcosa di raro: prendere due maestri che non potrebbero essere più diversi e farli convivere senza fratture. Da Pratt eredita la narrazione emotiva, da Moebius la narrazione cosmica. Il risultato è uno stile che sembra classico e futuristico allo stesso tempo, perfetto per una storia che parla di un campione degli anni ’50 catapultato in un paradosso temporale.
Ed è qui che emerge la sua voce autoriale. Blondel non è interessato alla fantascienza come esercizio di stile, ma come strumento per scavare nella psicologia dei personaggi. I tre Coppi non sono tre copie: sono tre possibilità, tre traiettorie esistenziali, tre modi diversi di essere all’altezza di un destino. Il Coppi più giovane è animato da un’ambizione feroce, quello più maturo da una consapevolezza quasi malinconica, quello “centrale” da un senso di smarrimento che lo rende il vero protagonista emotivo della storia. In questo gioco di specchi, Blondel costruisce una meditazione sul tempo che non ha nulla di teorico: è un tempo vissuto, pedalato, sofferto.

Studio del personaggio
Tunuè pubblica il volume con la cura che riserva ai suoi titoli più ambiziosi, e non è difficile immaginare che questo libro diventerà rapidamente un oggetto di culto. Non solo per gli appassionati di ciclismo, ma per chiunque ami le storie che sanno usare il fantastico per parlare del reale. Blondel, con questa opera, si conferma come uno degli autori più originali della scena europea: capace di prendere un’idea impossibile e trasformarla in un racconto che funziona su più livelli, senza mai perdere la sua leggerezza né la sua profondità. Il problema dei tre Coppi è una graphic novel che si legge con il sorriso, ma che lascia un’eco lunga, come una salita che continua a tornare in mente molto dopo averla affrontata.